Cosa c’è nel fossato dell’industria dei fondi

Più competizione, maggior ricerca di prodotti a basso costo da parte degli investitori e nuove normative costringono le case di gestione ad adattarsi a un contesto in rapida evoluzione che genera pressioni sui margini e favorisce il consolidamento all’interno dell’industria.

“Molti gestori attivi, ma anche alcuni passivi, saranno costretti ad aumentare le loro dimensioni per contrastare la riduzione degli introiti commissionali e i minori profitti”, dice Michael Wong, direttore della ricerca azionaria sul settore di Morningstar negli Stati Uniti.
Gli ingredienti del Moat
Quello dell’asset management non è un settore in cui è facile avere un vantaggio competitivo. I fattori che lo determinano sono principalmente i cosiddetti costi di switch (ossia di passaggio a un altro gestore) e i beni intangibili (un forte brand, relazioni consolidate con la rete di vendita, ecc.). I primi possono non essere espliciti, ma per gli investitori cambiare società può comportare una tale incertezza che preferiscono rimanere dove sono. Si stima che il tasso medio di turnover annuo, su più orizzonti temporali, sia intorno al 30% per i fondi a lungo termine (esclusi, cioè i monetari). Questo tipo di “vantaggio” può essere incrementato in vari modi, ad esempio ampliando la gamma o la presenza geografica.

Le barriere sono basse nell’industria del risparmio gestito, ma non è facile raggiungere le necessarie economie di scala per sopravvivere. La capacità di trattenere gli asset, quindi, è un fattore distintivo delle società con ampio Economic Moat. Le analisi di Morningstar mostrano che chi ha avuto questa abilità in differenti situazioni di mercato ha registrato livelli di redditività più stabili e ritorni sul costo del capitale superiori per periodi di tempo più lunghi. E’ possibile ottenere risultati ancora migliori con un buon mix di prodotti e una cultura aziendale unica. Sul versante opposto, anche gli operatori di nicchia con strumenti che rendono difficile passare alla concorrenza, come quelli previdenziali o i fondi a scadenza, tendono a mantenere i clienti per più tempo.

I campioni
Tra gli operatori coperti dall’analisi di Morningstar, solo sette hanno un ampio Economic moat. Uno di questi è BlackRock, che ha tra i suoi punti di forza le dimensioni, la potenza del brand, la presenza geografica e la diversificazione della gamma. In particolare, l’essere gestore passivo, oltre che attivo, gli ha permesso di cavalcare l’ascesa dei fondi indicizzati, soprattutto attraverso iShares, che ha una quota significativa del mercato globale degli Etf (Exchange traded fund). Altri fattori vincenti sono la capacità di innovazione, l’attenzione alla gestione dei rischi e le soluzioni per i consulenti.

Nonostante l’avanzata dei prodotti passivi, si può avere un ampio Economic moat anche rimanendo gestori esclusivamente attivi. E’ il caso di T. Rowe Price considerata la meglio posizionata tra le case active statunitensi, grazie alle sue dimensioni, alla capacità di trattenere le masse, al brand forte, alle solide performance degli investimenti e alle commissioni ragionevoli. A fine 2017, il 72% dei suoi fondi batteva i concorrenti americani per rendimenti a un anno e l’84% sui tre anni. Questi risultati, insieme a fee contenute, gli danno la possibilità di crescere nel segmento dei risparmiatori seguiti dai consulenti finanziari, oltre a quello istituzionale, dove è tradizionalmente forte.

Occhio al cambiamento
E’ un esempio di operatore di nicchia con ampio moat, Eaton Vance, che ha costi di switch superiori alla media e una forte reputazione. Inoltre, sta aumentando le dimensioni e quindi le economie di scala. Le dinamiche dell’industria americana, tuttavia, potrebbero mettere in pericolo la sua posizione, soprattutto a causa delle forti pressioni sulle commissioni generate dall’avanzata degli Etf e delle regole previste dalla Department of Labour fiduciary rule (Dol), una normativa simile alla europea Mifid II, che obbliga gli operatori ad agire nel miglior interesse dei clienti, la cui entrata in vigore, però, è stata posticipata.

Oltre Eaton Vance, un’altra società di gestione con Wide moat che secondo gli analisti di Morningstar potrebbe essere penalizzata dalla Dol è Franklin Resources (conosciuta a livello globale come Franklin Templeton investments). Per contro, quest’ultima potrebbe beneficiare della riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump.

Non solo gestione
Infine, hanno un vantaggio competitivo alto, secondo la metodologia Morningstar, alcuni gruppi che oltre a gestire patrimoni svolgono attività di banca di custodia, come State Street, BNY Mellon e Northern Trust. In questi tre casi, elementi distintivi sono le dimensioni e la capacità di servire i clienti istituzionali a livello mondiale.

L’analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari, Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

Profilo autore

Sara Silano
Managing Research Editor, Morningstar Italy