Rischio tassi per le aziende “zombi”

Occhio ai “cadaveri camminanti” sui listini europei. Gli analisti di BofA lanciano l’allarme default per le società quotate sulle Borse del Vecchio continente nel caso di aumento dei tassi di interesse. L’esperienza delle aziende del settore energetico negli Usa ne è la dimostrazione: in un contesto non favorevole, caratterizzato dalla flessione dei prezzi del greggio e dal rallentamento dell’economia cinese, la fine del Quantitative easing da parte della Federal Reserve ha fatto mancare la liquidità necessaria a quelle di loro già in grave stress finanziario determinandone il loro fallimento (Figura 1).

Figura 1: Default società energetiche Usa

Un fenomeno molto simile è atteso anche in Europa (Figura 2). All’aumentare della liquidità iniettata dalla Banca centrale europea nel mercato obbligazionario (come ad esempio dal 2013 al 2016) si è assistito a un aumento delle società “zombi”, cioè di quelle in situazioni finanziare al limite dell’insolvenza. Anche in questo caso, secondo gli analisti, il rallentamento del ritmo di acquisto di titoli governativi e corporate bond da parte della Bce trasformerà gli zombi in default.

Figura 2: Rischio default in Europa

 

Anche per queste ragioni, dicono gli analisti di Morningstar, conviene posizionarsi su emissioni di aziende finanziariamente stabili e in grado di fronteggiare meglio l’aumento del costo del denaro poiché in grado di aumentare in maniera contestuale i volumi di produzione e il prezzo di vendita. Tra le migliori idee di investimento selezionate dagli analisti di Morningtar troviamo le emissioni di Heineken e Sanofi.

La cassa garantisce per Heineken
Il gruppo olandese è il secondo produttore di birra al mondo con una quota di mercato dell’8%. Gli analisti riconoscono all’azienda una forte posizione di vantaggio competitivo per effetto dell’ampio portafoglio di brand di valore, delle elevate economie di scala e di un ottimo bilanciamento della sua esposizione tra paesi emergenti ed economie sviluppate che garantisce flussi di cassa stabili e ottime prospettive di crescita degli utili. A fine giugno 2017 Heineken aveva messo a bilancio debiti per complessivi 15,5 miliardi di euro, ma solo un terzo di questi scadrà nei prossimi cinque anni. Mentre i 3,5 miliardi di passivo rappresentati da linee di credito revolving in scadenza nel 2022 sono quasi totalmente coperti dalla liquidità attualmente nelle casse del gruppo.

Heineken ha recentemente acquistato la catena di pub inglesi Punch Tavern finanziando l’operazione attraverso l’emissione di titoli di debito per circa 800 milioni. La strategia del gruppo è quella di continuare a crescere anche attraverso nuove acquisizioni, considerato il processo di consolidamento del settore, ma questo non dovrebbe impattare negativamente sulla stabilità finanziaria. Diverse linee di credito revolving prevedono la clausola che Heineken non debba superare un rapporto Debito/Ebitda di 3,5, cosa che mette al riparo i creditori da scelte di investimento avventate. Gli analisti di Morningstar assegnano alle sue emissioni un rating pari ad A- (report aggiornato al 22 gennaio 2018).

Sanofi stabile nonostante l’M&A
Analogamente ad Heineken, il Moat di Sanofi è frutto degli elevati volumi di produzione, che permettono all’azienda di comprimere i costi fissi, e di un ampio portafoglio di brevetti che le garantisce margini di profitto superiori alla media. Ci sono, inoltre, numerosi fattori che promettono di trainare la crescita dei ricavi e dei margini di profitto: Sanofi è molto ben posizionata nel segmento dei farmaci contro le malattie rare, cosa che le permette di applicare mark-up generosi ai propri prezzi di vendita, e l’ampia offerta di vaccini e di prodotti al consumo le danno una buona esposizione allo sviluppo dei mercati emergenti.

Alla fine del terzo trimestre del 2017 i debiti del gruppo farmaceutico francese ammontavano a 16,8 miliardi di euro, tuttavia la leva finanziaria (totale attivo/patrimonio netto) è pari a 1,6 volte e la liquidità in cassa è in grado di coprire più della metà delle sue scadenze.

Gli analisti di Morningstar si aspettano che questi numeri peggiorino a seguito del completamento dell’acquisizione di Bioverativ (per 11,6 miliardi di euro), ma sono altresì convinti che la situazione finanziaria della società rimarrà stabile. L’ultimo acquisto, inoltre, aumenta il grado di diversificazione del portafoglio prodotti di Sanofi grazie a una maggiore esposizioni ai farmaci biosimilari e la aiuta a mantenere alto i flussi di cassa necessari a finanziare il pagamento della cedola e il piano di riacquisto di azioni proprie. Sulla base di queste ipotesi il rating Morningstar al merito creditizio di Sanofi è pari a AA- (report aggiornato al 25 gennaio 2018).

 

 

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