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I migliori e i peggiori “replicanti” del 2011


di Valerio Baselli - Editor di Morningstar Italy

L’anno passato, gli Exchange traded fund sono stati al centro del dibattito come mai prima di allora. I grandi regolatori internazionali, come il Financial stability forum e il Fondo monetario internazionale, hanno indicato i replicanti come moltiplicatori del rischio sistemico. Mentre la discussione resta aperta, gli Etf continuano a registrare aumenti degli asset a due cifre. Insomma, gli investitori (sia retail che istituzionali) si affidano sempre più a questi strumenti, grazie al loro facile utilizzo e alle commissioni più contenute.

Ma quali sono stati, per gli investitori italiani, i replicanti che hanno dato i migliori rendimenti? E i peggiori?

Dati calcolati ai prezzi di riferimento di Borsa Italiana
Fonte: Morningstar Direct

Le due tabelle prendono in considerazione gli Etf quotati a Piazza Affari, con l’esclusione dei prodotti strutturari, ovvero quelli a leva (cioè i replicanti che forniscono un multiplo della performance dell’indice) o short (ovvero quelli che forniscono la performance opposta a quella del benchmark).


2011, annus horribilis per l’equity
La prima cosa che si nota dalle tabelle è che tra i 10 migliori Etf del 2011 solo due sono replicanti azionari. Gli altri otto, infatti, si dividono tra materie prime (oro e petrolio) e obbligazioni fuori dall’Eurozona (Treasury Usa e Gilts britannici). Per quanto riguarda i due Etf azionari, invece, si tratta di uno strumento che replica un settore tipicamente difensivo come il farmaceutico e un altro che raggruppa titoli ad alto dividendo.

Situazione esattamente inversa nella tabella dei peggiori. In questo caso, ben otto Etf su dieci sono azionari. In particolare, si nota come i mercati emergenti non abbiano ripetuto la performance degli anni passati. L’Etf Lyxor sul mercato greco (e forse questa non è una sopresa) ha segnato il risultato peggiore. Male anche il settore delle energie pulite.

 

 

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