Più fiducia sui mercati
Seconda metà di gennaio caratterizzata da un lieve ritorno all’appetito al rischio sulle maggiori piazze azionarie e obbligazionarie europe. Il FTSE/MIB fa registrare un rialzo nell’ordine del 2.6% da inizio settimana, il Dax +1.3% e la Spagna +0.7%. Maglia nera la Francia che rimane intorno allo zero.
Ottime le aste a medio termine di Spagna e Francia, con una diminuzione dei rendimenti. In lieve calo, ma ancora preoccupanti, i depositi overnight dell’eurozona presso la BCE che si attestano sempre intorno a 485 miliardi, a indicare che il mercato interbancario resta ancora piuttosto fermo. L’IFO tedesco è uscito meglio delle attese per il terzo mese consecutivo mentre i PMI dei maggiori paesi europei tornano ad essere lievemente sopra quota 50 (soglia ritenuta critica nella lettura del dato).
Le riforme fiscali attuate da Italia e Spagna, da una parte, e gli sforzi adottati dalla Banca Centrale dall’altra, hanno dato una nuova iniziezione di fiducia agli operatori di mercato. Tuttavia permangono ancora preoccupazioni per la ristrutturazione del debito ellenico: la Grecia è ad un soffio dal defalut perchè oggi non è in grado di onorare titoli in scadenza il 20 marzo per 14.5 miliardi. Accanto ai timori legati al default greco riemergono inoltre le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito portoghese.
In ogni caso è il Vix (l’indice sintetico di volatilità implicita su opzioni dell’ S&P 500) a confermare la minore tensione sui mercati azionari. Il Vix si è infatti riportato a quota 18, ai minimi degli ultimi sei mesi, ben al di sotto di 25 che rappresenta un valore storicamente “preoccupante”.
A dare fiducia ai mercati anche il FOMC della Fed, che ha confermato che i tassi resteranno fermi sino alla fine del 2014 (nella forbice tra 0% e 0.25%) e la possibile apertura ad ulteriori stimoli monetari di QE, andando a amplificare il programma di Mortgage Backed securities nel corso del 2012. La Fed ha tuttavia tagliato le stime di crescita per l’economia USA nel 2012 in un gap tra il 2.2% e il 2.7% (dal 2.5% e 2.9% secondo le stime di novembre).
Continua la forte volatilità sul mercato valutario, l’euro-dollaro si trova ora su un fronte rialzista, a ridosso di un importante livello di resitenza quota 1.3170, oltre il quale è possibile un'accelerazione sino ad un target 1.3250 nel medio periodo. La rottura di tale resistenza potrebbe pertanto condurre il cambio in area 1.3400. A frenare le implicazioni rialziste sul carattere fondamentale potrebbe essere l’aumento di incertezza legate alle preoccupazioni per l’accordo salva Grecia dal lato europeo.

Riparte il trend rialzista per l’oro, probabilmente favorito dall’indebolimeto del dollaro. Il metallo prezioso è impostato tecnicamente al rialzo, con supporti in area 1675 e primo target di resistenza pari a 1750.
Eventuali spinte speculative potrebbero addirittura portarlo in poco tempo ai massimi dell’anno scorso (1920 dollari l’oncia) e, nel contempo, potrebbe riaffermarsi come asset preferito “safe heaven” nel caso in cui i prossimi dati macro siano poco confortanti, o nel caso di aumento delle preoccupazioni relative al debito sovrano europeo.



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