ITForum

Iscriviti alla newsletter
Newsletter del

Un po’ di luce in fondo al tunnel


di Carlo Aloisio

Il vento sembra proprio cambiato e si incomincia a intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel. Sperando di non peccare di ottimismo. Ma, in effetti, le parole pronunciate mercoledì a Davos da Angela Merkel non sono state troppo diverse da quelle già sentite nei mesi scorsi. Eppure, in passato hanno avuto conseguenze catastrofiche sulle Borse e gli spread tra i titoli governativi periferici e il Bund. Ora non più.

Forse, alcune critiche espresse nella fase calda della crisi, e il rapido avvitarsi dei mercati che ha messo in luce alcune falle dell’Eurozona,  hanno permesso che si arrivasse in tempi relativamente brevi a una serie di decisioni che - pur nel rispetto dei trattati attuali - stanno iniziando a dare i primi risultati.

Dopo il crack Lehman nel settembre 2008, il sistema americano intervenne rapidamente attraverso gli strumenti concessi al Tesoro e alla Federal Riserve; un mese dopo fu approvato dal Congresso il primo QE per 750 miliardi di dollari. Nonostante ciò i mercati restarono in balia della speculazione e del nervosismo fino alla fine di marzo 2009. Solo a quel punto la liquidità immessa cominciò a stabilizzare i mercati.

Pertanto, la reazione cui stiamo assistendo ora, potrebbe essere la conseguenza delle decisioni messe in campo dall’Europa. In particolare la Bce con i prestiti alle banche per i prossimi tre anni, ha ridato fiato al sistema finanziario ormai in pieno credit crunch.

Come sottolineato da molti banchieri, questi prestiti potrebbero essere una vera opportunità anche per quegli istituti che non ne avessero necessità; infatti questa mossa ha allentato la pressione speculativa contro l’economia Europea che passava dall’indebolimento del sistema creditizio; ora, chi perseguiva quella strada trovando un ventre molle, si trova di fronte un sistema finanziario più solido e dotato di ampi cuscinetti di liquidità.

Il diverso sentiment sul mercato azionario lascia intravedere anche una ripresa di operazioni di M&A, come nel caso della svizzera Roche che ha lanciato un’Opa sul mercato Usa per acquisire Illumina, con una fortissima reazione nei prezzi e negli scambi sul titolo.

Sul fronte obbligazionario governativo, molto bene le aste sui titoli italiani, con rendimenti in calo, soprattutto il Btp decennale sceso dopo molti mesi sotto il 6% di rendimento; per quel che riguarda le altre emissioni, troviamo l’Austria (Aaa di rating) che ha fatto un doppio deal per un totale di 5 miliardi di euro, divisi sulla scadenza decennale, 3 miliardi, 22/11/2022 con cedola 3.40% e 2 miliardi sulla scadenza a 50 anni 26/1/2062 e cedola 3.80%.

L’agenzia francese Cades (AA+/Aaa) ha emesso 4 miliardi di euro con cedola 4% e scadenza 15/12/2025,  mentre  la spagnola ICO (A1) sulla scadenza più breve 31/1/2017 si è finanziata con 2 miliardi di euro e cedola fissa annuale al 4.625%.

Tra i corporate sono tornati sul mercato la telefonica francese Bouygues (A3/BBB)  con un deal a scadenza decennale  9/2/2022 con cedola al 4,5% e Lloyds (A1/A) che ha collocato un deal a 5 anni al 4.70% di rendimento.

Tra i rumours quello su Enel che avrebbe pronto un nuovo bond rivolto alla clientela retail per  un ammontare fino a 3 miliardi. L'operazione, soggetta all'approvazione della Consob,  potrebbe arrivare sul mercato a febbraio. L'ordine di grandezza al momento è il 5/6% per il rendimento del bond retail, allo scopo di rimpiazzare quello in scadenza il prossimo marzo, con una cedola poco sopra il 3,5%.