Mercati in scia al Fiscal Compact
La settimana dei mercati si è aperta con uno degli appuntamenti strategici del 2012: il Consiglio europeo straordinario di Bruxelles. L’obiettivo dell’incontro a 27 è stato chiaramente quello perseguito a più riprese dalla cancelliera tedesca Merkel: salvare la moneta unica. La “furia esportatrice“ della Germania non può prescindere dall’euro e dalla competitività che ne deriva per se stessa e per i suoi 41,5 milioni di lavoratori (record dai tempi della riunificazione), pertanto l’accordo per evitare il dissesto monetario è stato raggiunto sotto forma di “Trattato sulla Stabilità, il coordinamento e la Governance”, ovvero il “Fiscal Compact”.
L’Inghilterra di Cameron, schierata a difesa degli interessi della City, e la Repubblica Ceca, per ragioni costituzionali, si sono tirate fuori. I restanti 25 paesi, non senza qualche mugugno, cominceranno un percorso di rigore teutonico che porterà ad una maggiore stabilità finanziaria dell’eurozona: con i deficit a pareggio e il contenimento del debito pubblico al 60% (altrimenti sanzioni per i “trasgressori”) i contribuenti tedeschi potranno aprire spazi alla condivisione delle emissioni di debito sul mercato, i cosidetti Eurobond.
In attesa che questa possibilità si faccia concreta, restituendo all’Europa i valori di solidarietà su cui si fonda la costruzione comunitaria, le risposte più positive all’eurocrisi sono arrivate ancora una volta dal presidente della BCE Mario Draghi che, pur di evitare il credit crunch, sta facendo esplodere il proprio bilancio da 1300 a 3000 miliardi di euro, distribuendo denaro a tutti. A fine febbraio è prevista infatti una nuova ondata di liquidità al tasso dell’1% che gli operatori più cauti valutano in 400 mld ma che per i più audaci potrebbe spingersi alla cifra record di 1.000 mld di euro.
Le banche ringraziano e le tensioni sui mercati del debito più caldi, Spagna e Italia, si alleviano. In particolare i risultati delle aste di questi giorni sono state un test importante per il Tesoro: il Btp 5 anni di 3.6 mld di euro è stato assegnato al 5.39% mentre il decennale, solitamente più esposto ai rischi del mercato secondario è stato offerto per 2 mld vedendo calare il suo rendimento al 6,08%. Tassi in calo dunque ma spread sempre in tensione dato che la Germania ha piazzato facilmente i suoi 4 mld di Bund all’1,82% con un Bid to cover dell’1.4%. La nota positiva che si può registrare è che il differenziale tra i decennali tedeschi e quelli italiani è sui minimi annui, dato che febbraio vedrà il Tesoro rifinanziare 53.2 mld di euro tra Btp, CCt e Ctz.
“Italy is back” commentava il Financial Times in un articolo tutto rivolto al premier Mario Monti, definito il politico più interessante d’Europa sulle cui spalle siede addirittura il destino del continente. Con un Sarkozy “fuori” dai giochi europei perchè distratto, e sempre più in difficoltà, nella sua corsa all’Eliseo, conforta sapere che il presidente del consiglio italiano abbia riportato di nuovo il Paese sulla scena internazionale lasciando una forte traccia politica sugli accordi presi: pare che il successo italiano si sia concentrato sugli spunti di crescita e competitività in diversi settori del mercato unico, e ciò fa ben sperare anche per l’economia domestica depressa e finanziata mediante forte tassazione.
Gli investitori si sono mostrati molto cauti nel valutare il raggiunto accordo per il Patto di bilancio, perplessi sulla capacità dell’Europa di esprimere una reale volontà unitaria dato che il dossier greco resta pericolosamente aperto e il Portogallo sta percorrendo una via del tutto simile al paese ellenico: indebitamento e disoccupazione crescono, così il disagio sociale e la forte probabilità che nonostante i 78 mld di aiuti dall’Europa e una finanziaria 2012 fatta di misure di austerità e liberalizzazioni in settori strategici, il Paese non sia in grado di rifinanziare il debito sul mercato e necessiti di nuovi finanziamenti.
Con il FTSE MIB a + 4.9% (e un SP500 a + 4,4%) si può guardare al “January effect” sperando che la correlazione positiva fra la performance di gennaio e quella di tutto l’anno per i mercati azionari si confermi con le stesse elevate probabilità. Il sentiment è dunque positivo e l’intonazione dei mercati riflette questo atteggiamento: meno emotivo da parte degli operatori, che hanno bypassato anche il downgrade di Fitch, e attenzione più puntata sui fondamentali dell’economia.
Questa settimana i dati oltreoceano non hanno entusiasmato in attesa che il mover della disoccupazione, i Non Farm Payroll di venerdì, dia continuità alla crescita del mercato del lavoro a stelle e scriscia. Sul fronte europeo la disoccupazione è un altro tasto dolente: oltre il 10% la media, con punte (Grecia esclusa) del 23% in Spagna, 14.3% in Portogallo e 8.9% dell’Italia (record negativo dal 2001).
L’eurodollaro ha incorporato tutto ciò di cui sopra, non trovando una direzione e oscillando così in un range compreso fra 1.3025 e 1.3225. Il livello 1.3150 resta decisivo per valutare la capacità dell’euro di mantenere l’impostazione positiva di inizio anno (+ 1.5%): la spinta rialzista troverà un accelerazione sopra 1.3250 con target 1.3350, viceversa la rottura al ribasso di tale livello porterebbe il tasso di supporto sull’importante livello di 1.3000, livello di prezzo decisamente sensibile per le prese di posizione a favore o contro l’euro.
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