Un portafoglio 2012 con tanto lusso

I mercati e le borse si confermano delle realtà imprevedibili. Soltanto un mese fa ci trovavamo di fronte a uno scenario completamente differente, eppure in termini di economia reale non è cambiato nulla; anzi, i tempi di reazione di questa ultima sono infinitamente più lunghi rispetto a quelle dei mercati.
L’intervento della Bce, qualche incontro a Bruxelles meno litigioso dei precedenti, lo swap della Grecia più vicino all’accordo e le manovre straordinarie di bilancio, hanno mutato la percezione degli investitori permettendo, in primis, ai nostri titoli di Stato di recuperare molto terreno, in secondo luogo hanno permesso ai listini azionari di manifestare i maggiori entusiasmi.
Da un lato la distensione si è fatta sentire soprattutto sul comparto finanziario, il più colpito dalla crisi e quello che ha maggiormente da guadagnare di fronte ad una stabilizzazione del sistema, dall’altro iniziano ad arrivare anche segnali importanti quali i delisting e le opa. Del resto, i livelli di prezzo di alcune aziende quotate sono arrivati a livelli talmente bassi sia rispetto ai fondamentali, sia rispetto ai valori degli assets in bilancio, che inevitabilmente si trovano esposte a seri rischi di scalate ostili, oppure al prevalere dell’interesse del maggior azionista a delistare il titolo; questi segnali, molto forti negli ultimi giorni, possono essere interpretati in senso positivo come opportunità di fronte ad una ripresa dei valori di borsa.
Nella prospettiva di costruire adesso un buon portafoglio per il 2012 l’attenzione, oltre ai titoli di settore ciclico particolarmente depressi, va sicuramente portata verso quelle imprese che sono riuscite a mantenere un equilibrio finanziario di fronte alle ultime difficoltà dell’eurozona, investendo a tempo debito verso i paesi emergenti, non solo come delocalizzazione di produzioni, ma come veri bacini potenziali di consumi.
Uno dei settori centrali è quello della moda e del lusso, dove solo nel corso del 2011 ci sono state moltissime operazioni, tra queste l’acquisizione di Bulgari da parte di Lvmh e la scalata, ancora da definire se amichevole o meno, dello stesso gruppo sulla rivale transalpina Hermes che ha raddoppiato le quotazioni nel corso dell’anno.
I risultati di gruppi quali Richemont, Swatch e le nostre Tod’s e Ferragamo, per citare aziende quotate, sono stati positivamente influenzati dai numeri di vendite nei paesi cosiddetti “Bric” e negli Stati arabi ricchi di “petrodollari”. Pertanto, visto che non sussistono al momento segnali d’inversione di tendenza del ciclo economico in questi paesi, mentre Europa ed Usa hanno solo da migliorare dai minimi, le prospettive settoriali potrebbero essere interessanti.
Il miglioramento della percezione del “rischio Italia” ha influenzato anche il mercato dei bonds dove questa settimana due corporate di “peso” si sono affacciati sul mercato primario con un nuovo deal. La prima è Eni (rating A1/A-, migliore persino dello Stato italiano), con 1 miliardo di euro, cedola 4.25% e scadenza 3/2/2020; la seconda è Atlantia (rating A3/A-), garantita da Autostrade Spa, che sta collocando un nuovo bond a 7 anni con scadenza 8/2/2019 e con un rendimento atteso del 4.75%.
Tra le banche, è uscita Intesa San Paolo (rating A2/A) con 1.5 miliardi a 18 mesi 8/8/2013 e cedola fissa al 4%; si tratta della prima banca italiana che ha emesso un nuovo bond quest’anno.
Tra gli altri corporate internazionali, la Compass (rating Baa1/A-) con 600 milioni di euro, cedola 3.125% e scadenza 13/2/2019 e la spagnola Gas Natural (Baa2/BBB) con euro 750milioni cedola 5% e scadenza 13/2/2018.
Anche Enel si prepara a tornare sul mercato con un'emissione obbligazionaria destinata ai risparmiatori retail. L'offerta parte da 1.5 miliardi ed è elevabile fino a 3 miliardi di euro, una volta ottenuto il via libera dalla Consob. L’offerta si protrarrà fino al 24 febbraio, salvo chiusura anticipata. Le obbligazioni della durata di 6 anni, saranno offerte in due tranche, a tasso fisso e a tasso variabile. I titoli saranno quotati sul MOT con un taglio minimo da 1000 euro nominali.
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