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Bruxelles alza il sipario sui derivati

di Valerio Baselli - Editor di Morningstar Italy

Maggiore trasparenza e più poteri all’Esma (European securities and markets authority - Autorità europea di supervisione dei mercati finanziari). Queste, in sostanza, le novità del recente accordo firmato da Europarlamento, Commissione europea e Consiglio Ue, sulla nuova regolamentazione in materia di contratti derivati, in particolar modo quelli scambiati Otc (Over the counter), cioè al di fuori delle piattaforme finanziarie regolamentate.

La mediazione dell’Esma
In sostanza, la nuova regolazione assicurerà che tutte le informazioni sulle transazioni in derivati saranno depositate presso le trade repository (entità che raccolgono i dati sulle transazioni Otc) e rese accessibili ai supervisori, tra cui l’Esma. Il clearing (termine tecnico per indicare la compensazione di un contratto) delle transazioni standard passerà attraverso controparti centrali.

L’accordo prevede, in particolare, che l’Autorità europea di supervisione dei mercati finanziari (Esma) abbia un ruolo di mediazione nelle eventuali controversie fra le Camere di compensazione dei derivati, che agiscono come controparte centrale fra chi compra e chi vende, e le autorità di supervisione nazionale dei paesi in cui sono ubicate. Il risultato della mediazione dell’Esma sarà vincolante per le parti. In pratica, l’Esma avrà un ruolo più forte nella sorveglianza delle controparti centrali (Ccp), ovvero entità che si frappongono nello scambio dei contratti derivati e ne garantiscono la solvibilità. Per operare, esse devono ricevere l’ok dalle autorità di supervisione nazionali. Quando una Ccp, per qualsiasi ragione, non riceve l’autorizzazione a operare, l'Esma deve intervenire per una mediazione vincolante; in pratica, metterà l’ultima parola.

Il nuovo regolamento sui derivati dovrebbe entrare in vigore alla fine del 2012 e risponde agli impegni presi dal G20 nel settembre 2009, un anno dopo il collasso di Lehman Brothers.

Cammino difficile
Raggiungere un accordo non è stato facile e i lunghi negoziati lo dimostrano. Il punto più controverso ha riguardato l’ampliamento dei poteri dell’Esma, a scapito delle autorità di vigilanza nazionali. A bloccare inizialmente il dossier, secondo fonti parlamentari (come riporta l’Agenzia Ansa), è stato il “no”di alcuni paesi (con Gran Bretagna, Germania e Francia in prima fila) a concedere maggiori poteri all’Ente rispetto alle autorità di supervisione nazionali. Questo è stato il boccone più difficile da inghiottire, ma alla fine è andato giù.

Si può fare di più
“Certamente il problema del rischio di controparte è importante e stabilire che il clearing avvenga attraverso controparti centrali aiuta a ridurre l’asimmetria informativa e a fare monitoraggio delle posizioni”, commenta Barbara Alemanni, docente degli Intermediari finanziari dell’Università di Genova e della SDA Bocconi di Milano. “Il problema eventualmente si trasferisce alle controparti centrali, le quali assumono un connotato sistemico ancora più rilevante. Queste soluzioni tuttavia non aiutano a gestire i prodotti non standard, spesso più illiquidi e difficili da trattare. Aumentare le informazioni in capo all’organo di vigilanza non assicura con certezza il monitoraggio e la gestione del rischio”.

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