Un 2009 irripetibile per i corporate bond
Paul Read, co-responsabile del team di fixed income di Invesco, ha una visione positiva sul mercato delle emissioni societarie, ma ammette: il 2009 non si ripeterà. Per cogliere le opportunità, bisogna essere flessibili.
Per
la categoria euro corporate bond, il 2009 è stato un anno da incorniciare.
Qual è il vostro outlook per il 2010? Quali saranno i principali driver
di mercato?
Per il 2010 il nostro outlook è positivo, anche se dobbiamo tutti essere
consapevoli che non si potranno ripetere le performance passate. Il 2009 è
stato uno di quegli anni che capitano una volta in tutta una carriera lavorativa.
Detto questo, il mercato presenta ancora delle buone opportunità; la
domanda per i prodotti a reddito fisso cresce e insieme ad essa anche la liquidità.
La qualità del credito sta migliorando e anche il sistema bancario sta
tornando alla normalità dopo la grande crisi. Il livello di rischio sta
scendendo e con esso le opportunità di guadagno.
Nel 2009, il fondo Invesco Euro Corporate
Bond è stato uno dei migliori nella sua categoria (ha battuto la media
dei concorrenti di 13 punti percentuali). Qual è la chiave di questo
successo?
La verità è che siamo stati capaci di assumere rischi maggiori.
Se vuoi guadagnare di più, devi anche essere pronto a rischiare di più.
Siamo anche stati fortunati a essere ben posizionati e abbiamo tratto giovamento
dai flussi in entrata che hanno aumentato la nostra liquidità. Alcuni
asset in portafoglio hanno raddoppiato o addirittura triplicato il valore nel
corso dell’anno. Se ci fossimo caricati di un rischio maggiore avremmo
guadagnato ancora di più, ma è molto difficile capire quando uno
se lo può permettere e quando no.
Cambierete la vostra asset allocation?
Dobbiamo essere consci del fatto che il mercato non è più quello
dell’anno scorso. Possiamo ancora raggiungere buoni rendimenti per i nostri
investitori, ma modesti se confrontati con l’anno appena chiuso. Nel 2010
aumenteremo gradualmente la qualità del credito, assumendo così
meno rischi. Siamo convinti che le opportunità migliori siano nel settore
bancario.
Parlando del processo d’investimento,
quali sono gli aspetti più importanti nella vostra scelta?
Bisogna partire dal presupposto che il mondo dei bond “investment grade”
è composto quasi sempre dalle stesse società. Possono mutare dei
nomi, ma la maggior parte delle blue chips non cambia. Alla base della nostra
analisi c’è sempre il rapporto rischio/rendimento del singolo emittente,
ma il punto di partenza è lo scenario macro-economico. Possiamo anche
decidere di privilegiare determinati settori. Lo schema non è fisso.
Preferiamo essere flessibili.