Rinnovabili in difficoltà, ma restano il futuro
Per Luciano Diana, gestore del fondo Pictet Clean Energy sussidi che i governi destinano alle tecnologie meno competitive come il solare o l’eolico devono diminuire di anno in anno per riflettere i minori costi di produzione, e dovranno ad un certo punto sparire del tutto. I bisogni legati all’energia verde sono strutturali e non ciclici, per questo ritorneranno d’attualità con la ripresa economica.
di Valerio Baselli - Morningstar
Quali sono le prospettive del settore delle energie rinnovabili per i prossimi anni, anche alla luce degli ultimi avvenimenti (come i tagli ai sussidi per le centrali fotovoltaiche in Italia a partire dal 2011 e i già avvenuti tagli agli aiuti in Germania e Spagna)?
Le prospettive d’investimento nelle rinnovabili rimangono forti, nonostante i problemi fiscali che quasi tutti i governi stanno attraversando. L’importanza del settore è legata a fattori di lunga durata come la domanda crescente di energia, il bisogno di sicurezza energetica e il bisogno di ridurre le emissioni di CO2. Questi sono problemi strutturali e non ciclici, che sicuramente ritorneranno d’attualità con la ripresa economica.
Le grandi economie che riconoscono questi fattori sono sempre più numerose, non più solo Europa ma anche Stati Uniti e Cina. I sussidi che i governi destinano alle tecnologie meno competitive come il solare o l’eolico devono diminuire di anno in anno per riflettere i minori costi di produzione, e dovranno ad un certo punto sparire del tutto. Quello che sta succedendo quindi in Germania, in Spagna e in Italia è una normale revisione dei sussidi che noi riteniamo necessaria e salutare. E' bene anche ricordare che non tutte le rinnovabili hanno bisogno di sussidi: nel nostro portafoglio, descritto qui sotto, il solare (15% del totale) ne ha il bisogno maggiore seguito dall'eolico (20% del totale). Molti altri settori come ad esempio il gas naturale, l'idroelettrico non sono sussidiati.
Il mercato delle energie pulite è legato al prezzo del petrolio? In questo senso, il disastro ecologico nel Golfo del Messico potrà avere qualche ripercussione? Quali?
Non c’è correlazione provata tra la performance del settore e il prezzo corrente del petrolio, piuttosto si può ipotizzare una correlazione con le aspettative a lungo termine sul prezzo del petrolio e del gas naturale. Più alte sono queste aspettative e più urgente il bisogno di trovare delle alternative al mix energetico corrente. Ad esempio, il disastro nel Golfo del Messico ha portato ad una revisione al rialzo del costo marginale di estrazione del petrolio, e quindi ad aspettative di prezzi più alti in futuro.
Secondo l’ultimo rapporto di Ernst&Young, la Cina è il Paese che investe più al mondo per le fonti di energia alternativa (pur rimenendo un grande inquinatore). Qual è la vostra posizione sul mercato cinese? Potrà diventare una meta importante anche per questo tipo di business?
La Cina ha fatto passi enormi di recente nel riconoscere l'importanza delle rinnovabili, e molto caratteristicamente ha cambiato il volto dell’industria in pochi anni. La Cina è diventata il più grande mercato eolico al mondo ed è il più grande esportatore di pannelli solari. La nostra esposizione su compagnie cinesi per ora è limitata ed è ben sotto il 10%, ma destinanta a crescere con l’introduzione di nuove compagnie sul mercato. Il motivo per cui non abbiamo un peso maggiore è che spesso la competizione interna è talmente forte da ridurre al minimo i ritorni sul capitale, a dispetto della forte crescita dei volumi.
Qual è ad oggi la vostra preferenza geografica? E settoriale (solare, idroelettrico, eolico)?
L'allocazione geografica del nostro fondo è il risultato di un processo di selezione bottom-up, quindi non abbiamo preferenze specifiche. Approssimativamente il 50% del fondo è investito in compagnie quotate in America del Nord, il 35% in Europa e il 10% in mercati emergenti.
In termini settoriali, l’efficienza energetica è al primo posto con quasi il 30% del portafoglio. Qui parliamo di illuminazione efficiente (ad esempio lampade LEDs), smart grid (ad esempio contatori elettrici intelligenti) e tecnologie avanzate per i trasporti (ad esempio vetture elettriche). Seguono l’eolico al 20%, il solare al 15%, il gas naturale al 15%, l’idroelettrico al 10%, geotermico e biomassa per il resto.
Come giudicate la situazione italiana?
La situazione italiana è molto frammentata e sottorappresentata rispetto ad altri paesi europei in termini di società quotate in borsa. Troviamo che ci sia un numero piuttosto limitato di compagnie con sufficiente capitalizzazione di mercato e sufficiente liquidità, per cui nel nostro fondo non ci sono aziende italiane al momento.
Quali sono i principali rischi e le principali opportunità nell’investire in questo particolare settore?
I rischi maggiori dell’investire sulle rinnovabili sono i rischi tipici che si incontrano investendo in industrie giovani. È necessario identificare con anticipo le compagnie con tecnologie vincenti, in grado di crescere rapidamente e allo stesso tempo in grado di generare un alto ritorno sul capitale investito in maniera sostenibile. Questo non è facile quando si ha a che fare con tecnologie immature e quando i sussidi governativi influenzano sia la domanda che l’offerta.
A fronte di questi rischi però le opportunità sono molteplici. La gestione attiva di un portafoglio consente di identificare le numerose inefficienze di mercato dovute alla parziale mancanza di informazioni. I tassi di crescita del settore sono più alti rispetto all’economia generale e le condizioni di mercato molto più dinamiche, così da creare potenziali investimenti ad alto ritorno.