Liquidità, Corporate Bond e Supranational
Fabio Pioli
Per il 2009, occorre a mio avviso tornare a guardare con interesse alla classe dell'azionario, selettivamente.
Alla vigilia del secondo anno dall'inizio della discesa (maggio 2007), il ciclo ribassista è in fase di indebolimento. Sono iniziate le ricoperture su alcuni titoli fortemente shortati, come Unicredit e altri bancari e Fiat, ad esempio, e si sono visti a inizio 2009 acquisti di posizione su un numero sempre maggiore di titoli.
C'è insomma minore negatività e, il fatto che, mentre il mercato fa nuovi minimi, sempre meno titoli fanno nuovi minimi è segno di vicinanza di inversione.
Tra i singoli titoli del mercato italiano, privilegerei Finmeccanica, ENI, Telecom, Banca MPS e per la prima volta, Unicredit.
La percentuale in portafoglio dipende dal grado di rischio individuale, ma, per dare un'indicazione, un investitore "medio", potrebbe ora allocare un 10, 15% del suo portafoglio in azionario.
Alla larga per il 2009 dai titoli di stato, soprattutto italiani. Come già detto precedentemente e suffragato poi dal downgrading di Grecia, Spagna e dall'outlook negativo sull'Irlanda, il grosso rischio nascosto per il 2009 è il fallimento di uno Stato sovrano e, a questi prezzi, il rapporto rischio/rendimento non è pagante.
Piuttosto, è interessante posizionarsi su obbligazioni legate all'inflazione: in un contesto di prezzi in discesa queste obbligazioni stanno già pagando, segno di un'aspettativa per la ripresa del processo inflattivo, che è un processo trainato dalle grandi economie, locomotive della produzione mondiale ( Cina e altri paesi asiatici).
Quindi, OAT francesi, sovrannazionali (BEI ad esempio) legati all'inflazione, nella misura, per un investitore "medio", anche del 30%.
Per la classe delle obbligazioni corporate esistono buone opportunità ma, anche qui, la selezione deve essere massima. Qualcuno ha previsto per il 2009 un numero di fallimenti di società emittenti intorno alle 300 unità.
Io privilegerei quindi , ancora, le obbligazioni bancarie soprattutto italiane oppure europee (escludendo i gruppi più internazionalizzati, quali Deutsche Bank, ad esempio) nella misura di circa un 30% per un investitore "medio".
Per il resto, liquidità, sotto forma di conti correnti bancari (ormai remunerati quasi al 3% netto se si sceglie l'offerta migliore) o di obbligazioni sovrannazionali a breve scadenza; pronti ad impiegarla per sfruttare le prossime opportunità, che potrebbero essere, un aumento dell'esposizione in azionario o, tra le commodities, il petrolio, ancora oscillante per i dati macroeconomici, ma grossa opportunità nel futuro.
Quindi in sintesi:
• 15% azioni italiane,
• 30% sovranazionali e OAT,
• 30% obbligazioni bancarie,
• 25% liquidità.