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Newsletter 22/2008

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Titoli di Stato brevi e Blue Chips
Alessandro Aldrovandi

L'anno appena iniziato si sta mostrando ancora una volta difficile e imprevedibile per i mercati azionari.
La volatilità dovrebbe ridursi ma è molto prematuro parlare di recupero delle Borse: manca l'ottimismo e mancano i compratori. Il movimento più probabile da aspettarsi potrebbe essere un ampio trading range.
Il mercato obbligazionario (titoli di Stato di elevato rating) è altrettanto poco attraente a causa dei tassi di interessi così bassi.
Commodities e cambi, invece, stanno aumentando la loro volatilità e si rendono pertanto maggiormente imprevedibili e troppo soggetti alle politiche economiche da attuare in sostegno alla congiuntura economica negativa.
Ragionando in termini di asset allocation, osservo che le quattro componenti appena citate continuano a non rispettare le regole classiche dell'analisi intermarket, così come gli studi statistici ci aggiornano sul fatto che è in aumento la correlazione tra le varie asset class. Pertanto, è un bel problema riuscire a creare una asset allocation vincente senza poter contare sull'efficacia della diversificazione, ossia sul controllo del rischio.
In pratica, non trovo interessante nessuna particolare tipologia di investimento presa singolarmente e non credo neppure nella possibilità di diversificarli con precisione per realizzare il rapporto redimento/rischio atteso.

Piuttosto che una asset allocation statica, ne preferirei un dinamica partendo da un capitale completamente investito in titoli di Stato ad elevato rating (duration 3 anni) per andare periodicamente ad investire nell'azionario, ad esempio mese per mese, fino a raggiungere alla fine del 2009 una percentuale massima del 25% del portafoglio (praticamente un piano di accumulo).
Riguardo alla scelta delle azioni, non approfondirei neanche l'analisi settoriale (anche qui, ogni regola teorica o statistica del passato sembra saltata): vanno benissimo i principali titoli dell'indice, che saranno i primi a recuperare qualora le mani forti decidessero di rientrare sul mercato.







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