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Newsletter 22/2008

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Liquidità, governativi brevi e corporate bond
Luca Spoldi

Ragioniamo su un’asset allocation per i prossimi 11 mesi

E’ un inverno rigido quello attraversato dai mercati finanziari, che spazzato rapidamente via le speranze della “silly season” ha visto tutti i principali mercati azionari ed obbligazionari perdere quota, spesso con una rapidità che non si registrava da decenni. Il compito di indicare una asset allocation valida per i restanti undici mesi dell’anno non è dunque semplice, eppure un tentativo vale la pena di farlo cercando di ragionare sui (pochi) dati noti e sulle (molte) incognite.

Primo dato noto: siamo di fronte a una crisi della domanda, scaturita dal collasso del mercato immobiliare americano e di tutti i prodotti finanziari ad esso collegati, che con un effetto di “spill over” si è poi allargato al settore finanziario e da qui risalendo lungo la catena del valore all’industria e ai fornitori di servizi per le aziende. Pochi o nessun settore si sono finora dimostrati immuni, al di là delle classiche divisioni tra “ciclici” o “anticiclici”.

Le autorità centrali hanno prima ignorato o sottostimato il problema (preoccupate ancora dall’inflazione indotta dalle elevate quotazioni dei prodotti energetici e delle commodities) poi sono corse al riparo dapprima con passo incerto, ora con interventi sempre più ravvicinati nel tempo e di maggiore peso. Che tuttavia non sono ancora stati in grado di invertire la tendenza alla contrazione del credito ed hanno solo in parte mitigato la rapidità della caduta degli indicatori macroeconomici.

In questa fase e considerando che il peggio potrebbe essere ancora da venire, sperare in un secondo semestre tutto improntato alla ripresa e tentare fin d’ora di anticiparlo pare eccessivo. Il market timing è una componente troppo preziosa per muoversi alla cieca sperando che uno stock picking eccellente possa ovviare ad una errata scelta dei tempi. Il primo consiglio è dunque di mantenere una percentuale elevata di liquidità in portafoglio, tra il 30% e il 40%. Verrà comoda più avanti nel corso dell’anno, quando le prospettive macroeconomiche e la situazione dei mercati consentirà di sbilanciarsi maggiormente a favore di bond, azioni o immobili.

Per la quota che idealmente si volesse investire, va valutato che al momento i bond offrono rendimenti relativamente modesti, specie nel tratto a brevissimo termine (utile solo come parcheggio temporaneo della liquidità e che dunque non considererò). In compenso sui mercati azionari la volatilità resta a livelli elevati, aprendo spazi per operazioni di trading ma aumentando il grado di rischio degli investimenti.

Tra i due mali opterei per

  • un 35% investito in strumenti obbligazionari governativi a breve-medio termine (Ctz o Cct, tanto per capirsi, oppure qualche Btp con vita residua non superiore ai 4-5 anni),
  • un 25% in titoli obbligazionari corporate di emittenti solidi, con ottimo rating e operanti in settori tendenzialmente anticiclici (ad esempio quello farmaceutico), in grado dunque di evitare subitanei downgrade del merito di credito e conseguenti scossoni delle quotazioni, ma anche di garantire uno spread di maggior rendimento rispetto ai titoli di stato di pari durata.

L’ultimo 40% (sempre riferendosi alla componente investita, dunque al netto della liquidità) lo indirizzerei in Etf correlati ai principali indici delle borse mondiali per il 20%-25%, con non più di un 10% legato a Piazza Affari, e al massimo un 5%-10% legato a panieri di indici di paesi emergenti. Per questa componente non mi stupirei se si dovessero registrare ancora perdite nei mesi a venire, ma non dispongo di una sfera di cristallo e voglio sperare che gli sforzi delle autorità mondiali riescano a mitigare gli effetti della crisi e ad accorciarne i tempi rispetto alle previsioni più cupe che circolano al momento.

Per inciso sarebbe il caso, per la componente azionaria nel suo complesso, di affidare la decisione d’ingresso sul mercato (il market timing, appunto) a un modello quantitativo in grado di tenere sotto controllo il rischio di prendere una cantonata fidandosi solo del proprio “istinto d’investitore”. O di affidarsi a chi, investitore professionale, è in grado di offrirvi un prodotto di gestione quantitativa a costo contenuto e in grado di ridurre realmente la vostra esposizione al rischio, come invece non sono stati in grado di fare, storicamente, la stragrande maggioranza dei fondi comuni e delle gestioni “attive” distribuite in Italia.

Quindi in sintesi:

  • 40% liquidità,
  • 20% obbligazioni governative a breve,
  • 15% obbligazioni corporate,
  • 15% ETF borse Paesi sviluppati,
  • 10% ETF Paesi Emergenti.






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