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Newsletter 22/2008

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Liquidità e Corporate Bond
Valerio Peracchi

Più che di “indicazione/i” azzarderei parlare di “sensazioni”, poiché le indicazioni fornite, soprattutto dal mondo politico-economico sinora sono state spesso contraddittorie ed anche fallaci.
Caso vuole che se ne sia presentata una nei giorni scorso: la bad bank made in USA.

In sintesi, il senso è questo: se uno scopre (ammesso di scoprirlo ora) di avere una bomba in casa, secondo quello che dovrebbe essere un comune pensare, può essere felice del fatto di averla spostata in cantina, quando la cantina è esattamente sotto dove dorme?
Eppure abbiamo “festeggiato” il fatto! Mah…
Credo si tratterà dunque di un anno in cui l’istinto saprà guidare meglio di ogni possibile razionalità, senza tuttavia lasciarsi prendere da facili entusiasmi o da subitanei scoramenti e frustrazioni.

Questo vale soprattutto qualora si cercassero di comprendere le grosse dinamiche sottostanti (o soprastanti) ai mercati. Tentare di capire quando finirà la recessione (o depressione) o, ancora peggio, quando questa crisi troverà una risoluzione, è un’impresa molto ardua e – ritengo personalmente – per converso, molto poco redditizia.
Meglio limitarsi a essere umili e utilizzare quei pochi strumenti che si hanno a disposizione.
Intanto la risposta vera ce la darà il mercato… nessuno prima… tanti guru dopo… quelli della patria del «L’avevo detto io!».

Il mio approccio invece è sempre lo stesso, scevro da ragionamenti con storte e alambicchi di natura “macro-economica”, ancorato più che mai alle “sensazioni” che derivano dall’osservazione dei grafici e che non sono certo immuni da errori.
Innanzitutto è anche bene chiarire e ribadire che rimaniamo in una tendenza ribassista di lunghissimo periodo (dal 2000), pertanto è assolutamente inutile cercare di “anticipare” qualsivoglia segnale.
Il semaforo rimane decisamente “rosso”.

Sul nostro indice, mentre parlo (sera del 29 gennaio 2009), abbiamo avuto 7 sedute con segno positivo e 13 con segno negativo, esattamente come l’inizio del 2008, quando il rapporto fu identico sulle prime venti sessioni dell’anno.
Con questo non voglio dire che l’anno sarà identico, assolutamente no!
In effetti già ora qualche non trascurabile differenza appare… la percentuale di perdita: l’anno scorso eravamo già leggermente oltre il 10%, quest’anno ci “limitiamo” al 7%.
E con questo non voglio neppure affermare che il numero delle sedute possa indicare la tendenza in atto.
Se, per esempio, si andasse a fare lo screening del 2008 per lo S&P500 emergerebbe un particolare sul quale non scommetterebbe nessuno!

Insomma, occorre solamente e davvero tanta Prudenza, questo sì e non mi stancherò mai di ripeterlo, anche magari perdendo qualche treno della prima alba, ma i treni partono fino a notte inoltrata… basta non prendere l’ultimo!
Per questa ragione, l’asset allocation dovrà rimanere ancora la più snella possibile.
Servono solo poche cose e ben mirate.

Innanzitutto la liquidità che dovrebbe essere la “regina incontrastata” dell’asset allocation attuale, ma non tanto perché i mercati vanno più male che bene, quanto piuttosto per essere pronti a cogliere opportunità che si apriranno nel corso del 2009.
Per esempio, di un fatto mi sento abbastanza convinto: dire se l’anno finirà col segno più o col segno meno, preferisco lasciarlo vaticinare agli altri che sono molto più bravi di me; invece mi sento di dire che, contrariamente al 2008, nel 2009 (quando non lo so) vivremo una fase abbastanza duratura di un buon rimbalzo (quattro/sei mesi?) che potrebbe essere un ciclo intermedio rialzista, all’interno sempre del ciclo ribassista di più lungo termine.
Ecco allora che in quella fase verrà buona la liquidità.
Qualcuno può chiedersi: «Ma quanta tenerne? Che percentuale del proprio patrimonio?».
Oggi penso che si potrebbe persino arrivare al 50%.

Ci sono ETF di “gestione della liquidità” e in giro è pieno di promozioni (qui non posso fare i nomi) che pur di attirare clientela, offrono fino al 5% sul c/c, magari per un periodo limitato, ma cosa si pretende di più?
Ok, dunque per la liquidità ci siamo!

E il restante 50%?
30% obbligazioni corporate
, metà area Euro, metà “resto del mondo” e anche qui si possono usare ETF o fondi specializzati. Si tratta di prodotti che distribuiscono anche un dividendo, pertanto il flusso cedolare (insieme alla quota di interessi derivanti proprio dalla liquidità) potrebbe essere utilizzato per “alimentare” uno o più PAC, tassativamente equity, come già e a lungo ho parlato anche in altre sedi, pubblicando poi uno “speciale” sul mio sito che illustra le possibilità di un “Piano di Accumulo a elastico”.

Un 5%, ma senza esagerare davvero, poiché sta divenendo troppo una “moda” su un ETF, rappresentante l’oro fisico, e non tanto per un discorso legato alla commodity, bensì alla valuta e lo vedremo subito appresso.
Il restante 15% (ma anche meno per coloro che hanno un profilo di rischio più basso) può anche andare sull’equity, purché si opti per area “non-EU”: quasi tassativamente, metà Giappone e metà USA.
Se le cose infatti non andassero troppo bene, le due valute – soprattutto se mantengono la correlazione in atto – dovrebbero “proteggere” assai bene da un’eventuale discesa dell’azionario, purché non vi sia un altro crollo.

Per le commodities invece attenderei e se proprio volessi fare una scommessina, di quel 15% per l’equity di cui sopra, una piccolissima parte lo riverserei sulle borse russa (poco) e brasiliana (di più), che equivalgono un poco a comprare Energy e Materials (con un discorso a parte per la borsa coreana che sta mostrando una forza relativa fuori dal comune).
Questi tuttavia non sono ancora i miei settori favoriti oggi.
Per gli Energy occorre aspettare di vedere il petrolio (WTI) oltre la soglia dei 48/50$.
Se volessi fare singole scommesse settoriali (e qui lo dico guardando solo ed esclusivamente gli USA) abbinerei Consumer Staples e Utilities a qualche Technology e Biotech.
Poi però qui entrerebbe in gioco la forza relativa settoriale e discorsi più complessi di opportunità di strategie long/short e di relative value.

Quindi in sintesi:
• 50% liquidità,
• 30% obbligazioni corporate,
• 5% ETF sull’oro,
• 15% azioni non-EU.







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