Elogio della liquidità

I libri di economia definiscono il risparmio come quella parte di reddito non utilizzato che viene conservato per spese future. Dal momento che detenere i propri risparmi sul conto corrente li espone ad una perdita di potere d’acquisto nel tempo, chi ha un gruzzoletto da parte generalmente desidera investirlo al fine di ottenere un rendimento con il quale controbilanciare gli effetti negativi dell’inflazione. Principio sacrosanto e corretto ma sono almeno due gli aspetti che mancano in questa storia e che i libri di microeconomia non prendono in considerazione: l’avidità e la totale assenza di forme d’investimento prive di rischio.

Non esistono pasti gratis, tutte le soluzioni presentano dei rischi. Anche un’obbligazione emessa dal governo americano può comportare delle perdite. Trascurando per un momento le fluttuazioni del cambio o la possibilità che gli Stati Uniti facciano default, se una spesa imprevista ci costringe a disinvestire il nostro capitale prima della scadenza del bond siamo costretti a farlo ai prezzi di mercato, che in quel momento potrebbero essere più bassi di quelli d’acquisto. Pertanto nel momento in cui investiamo il nostro denaro, per combattere l’inflazione o per altri scopi, abbandoniamo la certezza per l’ignoto.

Grafico dell’indice ICE U.S. Treasury 1-3 Year TR. Fonte Bloomberg

A questo punto del discorso generalmente interviene lo spauracchio del “prelievo forzoso sui conti correnti”, ovvero la paura che spinge ad investire a tutti i costi per scongiurare la possibilità che lo stato intervenga come avvenuto nel 1992 con un’inattesa patrimoniale. Se la ragione fosse effettivamente questa sarebbe sufficiente acquistare qualche prodotto del mercato monetario (es. ETF Cash) per risolvere il problema.

La verità è che chi si affaccia al mondo degli investimenti generalmente lo fa non per timore che l’inflazione eroda il suo potere d’acquisto o per la possibilità di un prelievo forzoso ma perché affascinato dall’idea di veder crescere il proprio capitale senza fare nulla. Concetto che nelle sue forme estreme genera la formula “diventare ricco in poco tempo”: la ricetta sicura per la rovina.

La strada che porta a fare un investimento, se percorsa in modo professionale, parte sempre dall’analisi degli obiettivi e da una corretta pianificazione. Chi investe invece, molto spesso, oltre ad ignorare i rischi che corre non ha nemmeno contezza di quale sia il suo target di rendimento ed i tempi in cui vuole ottenerlo. Solo analizzando queste variabili si può capire se si tratta di un traguardo raggiungibile e soprattutto se il gioco vale la candela.

Sotto questa luce, la liquidità può essere considerata non come un arrendevole disinteressamento nei confronti del mondo degli investimenti, ma come una scelta ponderata e consapevole. Sebbene non goda di elevata popolarità, perché non genera costi di negoziazione, commissioni di gestione, né retrocessione, nell’attuale contesto di mercato la liquidità è un’asset class a tutti gli effetti che può occupare una porzione più o meno grande del portafoglio al fine di contenerne il rischio complessivo.

Il mercato azionario è da sempre caratterizzato da momenti di estrema volatilità mentre quello obbligazionario, che un tempo rappresentava la soluzione ideale per chi voleva contenere i rischi, oggi si trova a dover affrontare un’importante sfida: l’inversione della politica monetaria perseguita dalle principali banche centrali del mondo. Basta osservare le performance realizzate da inizio anno da alcuni ETF obbligazionari governativi europei per percepire meglio gli effetti che il cambiamento in atto sta avendo sui bond che venivano considerati un rifugio fino allo scorso anno.

Confronto tra indici FTSE MTS Eurozone Government Bond con diversa duration: 1-3 anni (bianco), 3-5 anni (verde), 5-7 anni (rosso). Fonte Bloomberg

In presenza di mercati sempre più difficili solo chi ha obiettivi chiari ed una rigorosa strategia d’investimento per perseguirli può sopravvivere. In alternativa meglio scegliere la tranquillità di un conto corrente che erode il potere d’acquisto ma almeno tiene lontani dai venditori di fumo il cui risultato è già scritto e rappresenta l’unica certezza dei mercati finanziari.