Il Bitcoin e il paese dei balocchi

Ci risiamo, siamo alle solite. Di fronte all’ondata di incertezza che sta colpendo i mercati finanziari gli investitori si mostrano disposti a salire su qualsiasi treno prometta loro facili guadagni.
Dopo un primo trimestre stellare, i mercati finanziari si sono fermati a riprendere fiato cercando di metabolizzare una crescita economica più modesta e valutare la consistenza di incombenze vecchie e nuove come la Brexit o la guerra commerciale. Le banche centrali hanno assicurato tutto l’aiuto necessario per scongiurare il rischio di una recessione ma questo fattore che ha dato un incredibile impulso ai mercati azionari ed obbligazionari sembra aver esaurito la sua carica rialzista.

E ora che si fa? È proprio in contesti come questi che emerge il valore di una corretta pianificazione che preventivamente ha analizzato gli obiettivi dell’investitore e li ha coniugati con i possibili scenari di mercato. Per non cadere nel caos occorre una strategia rigorosa con solide fondamenta. Chi si muove a tentoni è in balia degli eventi e le sue scelte sono governate dall’emozione, non dalla razionalità. In questo momento storico, esacerbato dall’adagio “sell in may and go away” (che fa riferimento ad una stagionalità che non ha trovato alcun riscontro negli ultimi anni), è il panico a consigliare gli investitori senza meta.

Il panico è un consulente anomalo che suggerisce di alzare l’asticella del rischio quando questo è già di per sé molto elevato e che cerca tutte le strade per “fare soldi” quando ogni fonte di rendimento di tipo tradizionale è stata prosciugata.

Ricorda un po’ i consigli di Lucignolo a Pinocchio per non andare a scuola ma continuare a divertirsi e il paese dei balocchi in questione si chiama Bitcoin (che come tutti i lunapark che si rispettino è aperto 365 giorni l’anno, 24 ore su 24). Di fronte ai nostri tentennamenti qualcuno potrebbe addirittura cercare di convincerci dicendo che maggio è un mese perfetto per acquistare la criptovaluta dal momento che le statistiche lo indicano come il periodo dell’anno in cui in media si è registrata la variazione positiva più alta.

Variazioni mensili del cambio Bitcoin/Dollaro Statunitense. Fonte ALFA SCF

Il rischio di seguire le speranze di arricchirsi facilmente e in modo rapido è quello di svegliarsi la mattina con le orecchie da asino, proprio come successe a Pinocchio.

Se il Grillo Parlante ci ricorda che lo scorso anno il Bitcoin ha perso il 74% del proprio valore e che la sua volatilità è del 62% (elevata anche se comparata con le penny stock americane), meglio dargli ascolto invece di tirargli un martello addosso.

Le esorbitanti variazioni al rialzo sollevano sempre molto interesse, invidia e rammarico da parte di chi non ne ha beneficiato ma se nel compito di gestire i nostri risparmi chiediamo aiuto ad una “Fata Turchina”, ovvero un professionista, sicuramente ci ricorderà che non esistono pasti gratis. L’ambizione delle criptovalute di sostituire l’attuale sistema monetario mondiale rimane lontana dal concretizzarsi. Si tratta di un “mercato” relativamente piccolo in cui la maggior parte dello stock esistente è detenuto da poche persone e questo rende le quotazioni altamente manipolabili, come i burattinai che tirano i fili delle marionette per attrarre gli spettatori.

L’opacità che caratterizza il mercato delle criptovalute, le difficoltà di accesso, lo scarsissimo utilizzo che ne viene fatto nell’economia reale, la mancanza di una normativa che salvaguardi da frodi o comportamenti scorretti degli intermediari, l’incertezza sulla fiscalità da applicare ai proventi, sono tutti elementi che dovrebbero distogliere dall’intento di intraprendere questo percorso.

L’acquisto dei Bitcoin non è una cosa negativa in assoluto, ma non può essere considerato un investimento da includere nel proprio portafoglio al pari di tutti gli altri. Proprio come non è tempo sprecato andare al lunapark o un casinò ma non può essere considerata un’attività formativa.