Il mercato ha anticipato la Cina

Quanto può crescere ancora la Cina? La domanda circola fra analisti e trader da anni ed è tornata di moda a metà aprile, quando il paese asiatico ha reso noti i dati macro relativi al primo trimestre del 2019 in cui si parla di una aumento del Pil del 6,4%, superiore al 6,3% previsto dal consensus degli economisti.

Certo, sono lontani i tempi della corsa a due cifre, ma il dato indica che l’obiettivo proposto dal premier Li Keqiang (crescita 2019 compresa fra il 6% e il 6,5%) può essere raggiunto. Gli indicatori finanziari di marzo puntano in questa direzione: le esportazioni, ad esempio, sono salite del 14,2% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e dopo la contrazione di febbraio. In mezzo a questo scenario, l’indice Morningstar China, nei primi tre mesi dell’anno ha guadagnato il 18,1% (in euro), recupendo una buona parte del -11% fatto segnare nel 2018.

Indice Morningstar China
grafico china

Dati in euro aggiornati al 23 aprile 2019
Fonte: Morningstar Direct

I fondi corrono
A livello di categorie Morningstar, i diversi insiemi che formano l’universo dell’equity cinese hanno giocato d’anticipo e si sono piazzati nella top ten dei best performer del periodo. Gli strumenti raccolti nel segmento China equity A-Share hanno guadagnato, mediamente, il 31,7% (in euro). Le azioni di tipo A sono quei titoli quotati sulle Borse di Shanghai e Shenzhen, tradizionalmente di difficile accesso per la maggior parte degli investitori esteri. Come conseguenza, la maggior parte dei fondi comuni e degli Exchange traded fund dedicati alla Terra di mezzo sono stati per lungo tempo costretti a investire nei titoli cinesi quotati a Hong Kong (H-Shares, Red Chips e P-Chips) e a New York.  Oltre a essere scambiati in renminbi, sono molto più esposti all’economia domestica cinese rispetto a quelli quotati offshore; inoltre, hanno una base di investitori con una componente retail decisamente più elevata, il che li rende teoricamente più volatili.

Nella tabella sotto sono elencati i fondi che investono nell’azionario A-Share con la performance nei primi tre mesi dell’anno.

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Il segmento China equity ha segnato +21%. Nella tabella sotto sono elencati i fondi con Analyst rating che investono nell’azionario cinese con la performance nei primi tre mesi dell’anno.

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Il segmento Greater China (con questo termine si intende Cina, Hong Kong, Macao e Taiwan) è salito del 19,7%. Nella tabella sotto sono elencati i fondi con Analyst rating che investono nell’azionario Greater China con la performance nei primi tre mesi dell’anno.

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Più peso nei panieri
La corsa delle Cina è destinata a continuare? Il futuro è legato in parte all’esito dei colloqui per evitare una guerra commerciale con gli Stati Uniti (i rappresentati dei due paesi si riuniranno il 30 aprile per cercare di trovare un accordo). C’è poi una questione più prettamente operativa. A ottobre è stato annunciato che i provider di indici MSCI e FTSE Russell avrebbero aumentato il peso delle azioni cinesi in alcuni loro panieri. L’equity in questione è composto da A-Share e da una selezione di altri titoli del paese asiatico. Nel caso di MSCI la mossa porta a quadruplicare la presenza dell’azionario cinese nei suoi basket globali. All’inizio dell’anno è stato poi annunciato che l’inclusione sarebbe avvenuta in anticipo sul programma e in tre fasi: a maggio, ad agosto e a novembre. “Il mercato cinese si è evoluto e continuerà a farlo”, spiega Jackie Choy, Director della fund research sugli Etf di Morningstar Investment Management Asia Limited. “L’inclusione dei titoli A-Share e la possible entrata nei panieri delle mid cap porterà i basket dei mercati emergenti ad avere una maggiore rappresentazione dell’Asia in generale e della Cina in particolare”.

Ma quanto arriverà a pesare il Paese del Drago? “La maggiore apertura del mercato cinese e il suo peso nei benchmark seguiranno lo sviluppo economico del paese”, dice Choy. “Quindi è ragionevole pensare che il suo peso diventerà sempre più grande. E gli investitori dovranno tenerne conto”.

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