La cessione di Magneti Marelli non mette il turbo a Fca

Il mercato festeggia, ma non troppo, dopo l’accordo tra Fca  e Calsonic Kansei per la vendita di Magneti Marelli. Il titolo del Lingotto ha chiuso ieri a +4% la seduta nonostante il prezzo di 6,2 miliardi di euro fosse superiore alle attese iniziali e continua a essere scambiato a un tasso di sconto del 45% rispetto al fair value di 25 euro (report aggiornato al 22 ottobre 2018).

Il deal premia gli azionisti Fca
“Il management si aspetta che l’accordo si perfezioni entro la prima metà del 2019, ma a nostro giudizio il deal premia molto di più gli azionisti di Fiat Chrysler Automobiles.  In generale i multipli pagati nelle acquisizioni, in termini di Valore di impresa (EV) in rapporto all’Ebitda, variano tra 5 e 9 in base alle stime dell’acquirente relativamente ai risparmi in termini di benefici prodotti dalle sinergie con l’azienda rilevata. Dato il valore della transazione di 6,2 miliardi di euro, stimiamo dunque che KKR, gruppo finanziario proprietario di Calsonic Kansei, abbia valutato Magneti Marelli 7,3 volte il suo EBITDA”, dice Richard Hilgert analista azionario di Morningstar.

“Nonostante la vendita del gruppo di componentistica sottragga ricavi per circa 7 milioni di euro, ci aspettiamo che la crescita dei volumi di vendite dei marchi Alfa Romeno, Maserati, Jeep e Ram potrà comunque garantire un progresso medio del fatturato del 2,2% nei prossimi cinque anni facendo salire il margine Ebit al 7,2% nel 2020. Le nostre stime sui margini di profitto sono inferiori a quelle del piano industriale che indica un Ebit compreso tra il 9% e l’11% nel 2020 e indicano anche in futuro una marginalità inferiore a quella di BMW e Volkswagen di circa 100-200 punti base, ma a nostro avviso il mercato non valuta in maniera adeguata Fca in ragione della espansione globale dei marchi Alfa Romeo, Maserati e Jeep e del suo forte posizionamento in Brasile”.

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