Negli Usa hanno sconfitto la miseria

In tempi di machine learning fanno sorridere indicatori concepiti in un’epoca in cui i calcoli si facevano ancora a mano, e i grafici erano tracciati su carta millimetrata. Un approccio magari vintage, ma per molti aspetti ancora efficace.

Il Misery Index fu concepito dal consigliere economico del presidente Johnson per misurare immediatamente lo stato di salute dell’economia americana. Più tardi, lo sfidante Jimmy Carter rinfacciò al presidente in carica Ford l’elevato livello raggiunto dal Misery Index nel corso del suo sfortunato mandato; salvo subire sulla sua pelle il livello di “miseria” più elevato dal Dopoguerra ad oggi.

Ma di che si tratta? Banalmente è la somma di due misure: il tasso di disoccupazione ufficiale, e il tasso di inflazione headline. In parole povere, se un’economia lamenta una percentuale considerevole di occupati, e al contempo una crescita incontrollata dei prezzi al consumo – elementi distintivi di quella autentica grana nota come stagflazione – quella economia ha un grosso problema.

 

È acqua passata. Oggi l’economia americana vanta una condizione eccellente. Sotto diversi punti di vista, gli Stati Uniti non sono mai stati meglio. Qualcuno coni un termine opposto alla perniciosa stagflazione: viviamo piena occupazione, e al tempo stesso bassa inflazione. Un enigma che fa la felicità dei responsabili della politica monetaria e in generale economica americana.

Solo di quelli, però. Perché se Main Street ride, Wall Street piange. O, per meglio dire, non è che in passato se ne abbia granché giovato. Perché sarà pur vero che un clima idilliaco induce gli operatori privati a mettere da parte gli indugi e a spendere senza freni inibitori, ma al tempo stesso la circostanza induce le autorità a ritirare gli alcoolici prima che la festa degeneri.

È facile notare che un Misery Index inferiore al 6%, storicamente abbia prodotto condizioni ostili per il mercato azionario: il grande bear market del 1966-82, il massimo del 2000, il picco del 2007 e il mini-bear market del 2015-16, tutti furono preceduti da un Misery Index precipitato ad infimi livelli.

La storia, a quanto pare, si sta ripetendo.