Si riparte

Ci lasciamo alle spalle un 2018 che è stato molto difficile per i mercati e di conseguenza per gli investitori che hanno avuto non poche difficoltà a gestire i risparmi. Abbiamo avuto una prima parte dell’anno positivo per i listini azionari ed un secondo semestre molto complesso.

Da un lato Wall Street ha contenuto i danni dopo aver visto in ottobre il massimo storico a 26951 sul Dow Jones, scendendo poi nell’ultimo trimestre soprattutto per la politica della Fed di rialzo dei tassi che ha visto spostarsi molti investitori dall’azionario, traendo profitti, ai bond in dollari che sono tornati a rendimenti interessanti.

Più complesso il discorso nell’Eurozona, alle prese con la brexit e con tanti problemi interni ai singoli stati. Per il nostro Paese la barriera è stata soprattutto politica, con lo spartiacque elettorale da cui è partito un peggioramento dei mercati, con il Ftse Mib sceso dal massimo di 24544 del 7 maggio al minimo di 17914 del 27 dicembre.

Sul reddito fisso la volatilità ed il nervosismo post elettorale sono stati i protagonisti, con lo spread tra Btp e Bund sulla curva decennale passato dal minimo di 114 di fine aprile ad un massimo di 326 a metà ottobre, per poi tornare a livelli più moderati, intorno a 250, dopo la fine del braccio di ferro con la Commissione Europea sulla legge di bilancio.

Il 2019 si presenta con tante incognite, dopo molti anni di trend lineare, gli analisti hanno giudizi difformi e quindi individuare gli asset giusti per gli investimenti sarà un compito arduo. Mai come quest’anno sarà importante la diversificazione degli asset, alternando il giusto mix di titoli azionari con obiettivi di crescita e piano industriale studiato con attenzione, mentre per la parte obbligazionaria l’orientamento degli investimenti dovrà tener conto della tendenza rialzista dei rendimenti, almeno per la prima parte dell’anno, e quindi l’orientamento temporale a cui si vuole indirizzare l’investimento. Vi sono poi altri strumenti settoriali quali gli Etf o i certificati che devono essere sempre letti con attenzione nelle loro strutture al fine di comprendere la natura dell’investimento, così come gli acquisti di prodotti in divise diverse dall’euro che devono essere valutati in funzione del rischio cambio che può portare un surplus di rendimento ma anche azzerare le performance di fronte a situazioni di crisi come accaduto nel 2018 sulla lira turca.

La ripartenza del 2019 ha visto i listini azionari in recupero nelle prime sedute, sembra per il rallentamento dell’euforia della Fed americana nel rialzo dei tassi, rispetto alla visione di poche settimane fa; ciò comunque potrebbe modificarsi nuovamente di fronte a segnali di crescita ed inflattivi dell’economia Usa.

Per la parte governativa si riparte con le aste, dove la prima del 2019 è stata sul Bot a 12 mesi con un collocamento di 7 miliardi di titoli al tasso di 0.285% in calo dello 0.085 rispetto alla precedente.

Il piatto forte riguarda i Btp a medio-lungo (3,7 e 30 anni) che saranno offerti fino a 6,5 miliardi e che saranno un importante termometro dell’appetibilità della nostra carta.
Si parla anche di un lancio di un nuovo Btp a 15 anni tramite un sindacato di banche nei prossimi giorni. L’ultima emissione di un Btp 15 anni via sindacato risale al gennaio 2017 quando il Tesoro offrì per la prima volta il Btp settembre 2033, cedola 2.45%, tuttora benchmark sulla durata (IT0005240350)

Per il Tesoro, il fabbisogno dell’anno è previsto in circa 250 miliardi di reddito fisso, a cui si dovrebbero aggiungere circa 14 miliardi al mese di Bot, che faranno lievitare il totale vicino ai 400 miliardi. Escludendo la parte Bot come scadenze, i rimborsi saranno di circa 201 miliardi, quindi facendo un rapido conto, ci sarà uno sbilancio di circa 50 miliardi da colmare nel corso dell’anno.

Sul fronte primario, come consuetudine, l’anno è ripartito con una pioggia di emissioni sia in euro che in dollari.

Tra i deal di maggiore successo quello di TIM Spa, con un’emissione obbligazionaria a tasso fisso per 1.250 miliardi di euro, destinata ad investitori istituzionali. Il rendimento dell’emissione, pari a 4.125%, risulta inferiore al costo medio del debito del gruppo, che a fine settembre, si attestava a circa il 4.40%. L’emissione si inserisce nel processo di ottimizzazione e rifinanziamento del debito in scadenza. Il rendimento effettivo a scadenza pari a 4.125%, corrisponde a un rendimento di 387.6 punti base sopra al tasso midswap. Inizialmente il deal era previsto con rendimento in area 4.375% ma è stato abbassato per l’alto numero di richieste che ha superato di tre volte l’offerta.
Il prezzo di collocamento è stato pari a 99.436 e il taglio minimo di quotazione è di 100mial euro con multipli di mille euro, Isin XS1935256369 con rating Ba/BB+. Lacedola è annuale pari al 4% con data distacco 11 aprile, mentre il rimborso avverrà in un’unica soluzione a scadenza l’11 aprile 2024. Nel grey market il prezzo ha superato quasi subito quota 100.

RCI Banque, la banca del gruppo automobilistico Renault, ha collocato 750 milioni di euro di un’obbligazione senior (isin FR0013393774) con scadenza a 5 anni fissata all’11 luglio 2024 e cedola annua fissa pari al 2%. Il titolo ha raccolto ordini degli investitori per circa 1.1 miliardi di euro contro un ammontare emesso di 750 milioni. Il bond è stato emesso al prezzo di 99.63 garantendo un rendimento a scadenza del 2.073%. Taglio minimo di emissione mille euro con multipli di mille e rating BBB.

Tra i finanziari ABN Amro ha collocato due nuove obbligazioni senior in euro: 1 miliardo di titoli a tasso variabile (Isin XS1935134095) , con scadenza 15 gennaio 2021 e cedola trimestrale indicizzata al tasso euribor più 40 punti base e 1.5 miliardi di titoli a tasso fisso (XS1935139995) con cedola annuale fissa dello 0.875% e scadenza al 15 gennaio 2024. I titoli hanno rating A+ e lotto minimo 100mila euro con multipli di mille.

L’organizzazione internazionale EFSF, European Financial Stability Facility, ha collocato 3 miliardi di euro di un’obbligazione senior. Nel dettaglio il titolo (EU000A1G0EB6), con scadenza 26 gennaio 2026, paga una cedola annua fissa dello 0.40% per 7 anni, è stato collocato al prezzo di 99.558 per un rendimento dello 0.464%. Taglio minimo di emissione mille euro con multipli di mille e rating Aa1/AA.

Credit Agricole ha collocato un covered bond garantito da mutui ipotecari per 1.5 miliardi di euro. Il titolo (FR0013393899) ha una scadenza di 10 anni, paga una cedola annua fissa dell’1% ed è stato collocato al prezzo di 99.726 offrendo un rendimento a scadenza dell’1.029%. Il rimborso alla pari del bond è stato fissato al 16 gennaio 2029, Il titolo è negoziabile per importi minimi di 100mila euro com multipli di 100mila e ha rating AAA.

Unicredit emette due bond senior non-preferred a tre anni per un valore complessivo di 3 miliardi di dollari. Più nel dettaglio si tratta di un bond a tasso fisso per 2,5 miliardi di dollari ed un bond a tasso variabile per 500 milioni, entrambi con scadenza il 14 gennaio 22. Precedentemente Unicredit aveva effettuato delle emissioni a gennaio ed a novembre con la stessa tipologia di “senior non preferred” e non faceva un’emissione pubblica negli Usa dal 2017. Il mercato ha risposto bene: gli ordini hanno raggiunto e superato gli 8 miliardi di dollari, poco prima che gli spread fossero fissati a 400 punti base in più rispetto al tasso dei Treasury sulla tranche a tasso fisso, rispetto alle stime iniziale di 430 punti base, e di 390 punti base sul tasso USD libor per la tranche a tasso variabile. Il bond a tasso fisso (Isin XS1935310166) ha una cedola del 6.572%, pagata semestralmente; il bond a tasso variabile (Isin XS1935281631) ha una cedola US Libor a mesi +390 punti base, pagata trimestralmente. Il rating è Baa3/BBB- e il taglio minimo dell’obbligazione è di 350 mila dollari e multipli di 1.000, con indirizzo per investitori professionali.

Yapi Kredi Bankasi, la partecipata turca di Unicredit, ha collocato 650 milioni di dollari di un bond Tier 1 che rientra nel programma di rafforzamento del capitale. Il bond di Yapi Kredi ( isin US984848AL55) ha una cedola fissa del 13.875% per 5 anni, prezzo di emissione di 100 e scadenza fissata al 15 gennaio 2024. Taglio minimo di negoziazione 200mila euro con multipli di mille e rating B1/B+.

Unicredit Bank Austria ha dato mandato a un pool di banche per il lancio di un covered bond a 7 anni garantito da mutui da 500 milioni di euro.

CreditoEmiliano ha dato il mandato a un pool di banche per un covered bond della durata di 5 anni con un importo benchmark in euro.

Saudi Aramco, la compagnia nazionale saudita di idrocarburi, ha comunicato che emetterà bond per 40 miliardi di dollari, si tratta della più grande emissione di obbligazioni corporate mai realizzata ed avverrà nel secondo semestre 2019.

Atteso anche un nuovo collocamento in dollari dell’Arabia Saudita che ha rating A1/A+ con benchmark size diviso tra il 2029, si stima rendimento T+200 ed una lunga scadenza tipo 2050 con rendimento T+250.

Profilo autore

Carlo Aloisio
Senior Broker Unicredit